Cerca nel blog

Rosa Liksom, Al di là del fiume, traduzione di Delfina Sessa, Iperborea, Milano 2023

 Lo sfondo storico: autunno 1944. Di fronte all’avanzata sovietica la Finlandia è costretta a cedere alcuni territori ai russi, Helsinki si trova nella situazione di cacciare i tedeschi dal proprio territorio come richiesto dagli accordi di pace con l’Urss. I tedeschi reagiscono negativamente di fronte a questo cambio di alleanze e attuano una politica di terra bruciata, una situazione disastrosa per i finlandesi.

La protagonista del racconto è un’adolescente di tredici anni che all’inizio della guerra di Lapponia nell’autunno 1944, in seguito all’ordine di evacuazione che costringe anche vecchi, malati, donne e bambini ad abbandonare case e fattorie, si trova a dover condurre la mandria di mucche della famiglia sull’altra sponda del fiume, che segna il confine con la Svezia, lontano dalle distruzioni causate dalla guerra. Suo padre è al fronte, i suoi fratellastri sono morti nei combattimenti, sua madre, una donna depressa non sempre in grado di prendersi cura di sé, è partita prima con lo zio, che ha fatto nascere nell’adolescente la sete di sapere insegnandole molte cose. 

Non è da sola, con lei ci sono Katri, la sua migliore amica, Martta e Matti, giovani come lei, della fattoria vicina alla sua, e le sue amate mucche, che hanno un nome, proprio come gli umani e con le quali lei parla come farebbe con un’amica. Non si lascia scoraggiare facilmente e affronta le difficoltà con una buona dose di ingegnosità.

Il gruppo confluisce nella grande carovana di profughi che fugge verso ovest, cercando rifugio sulla sponda svedese del fiume Torne. Una lunga, estenuante, caotica marcia segnata da fame, dal freddo, dalla fatica di trovare cibo anche per le bestie, dalle malattie, in mezzo a un trambusto di persone e animali in fuga.

Una volta arrivati in Svezia i profughi vengono controllati per accertarsi che non abbiano malattie o parassiti, e sistemati in baracche di legno. Inizia così per tutti loro una vita disagiata che durerà dieci mesi prima di poter tornare alle loro fattorie e alle loro case in una Lapponia devastata, disseminata di mine. Più che un romanzo storico Al di là del fiume è la storia dell’emancipazione di una giovane ragazza che attraverso le relazioni con gli altri, le difficoltà e le delusioni che si trova ad affrontare, la scoperta della sessualità e dell’amore, costruisce la sua autonomia. «Ero cambiata, ed era cambiata anche la mia terra. Ed entrambe saremmo cambiate ancora» (p. 257), commenta verso la fine la narratrice, nel frattempo diventata giovane donna, consapevole e responsabile, pronta ad affrontare la vita in piena autonomia

                                                                                                     

Il testo è stato apprezzato dal gruppo sia pur con sfumature diverse, unanime però il riconoscimento della nostra ignoranza riguardo alla storia di quella regione geografica e dei popoli che la abitano. Ognuno ha messo in risalto qualche aspetto riguardo alla psicologia della protagonista, riguardo alla natura, quasi un personaggio tra gli altri. Molte le riflessioni che la narratrice fa sull’universo, sulle stelle, sull’esistenza o meno di Dio, non smette di dialogare con gli altri esseri viventi, animali o vegetali, riesce a immergere il lettore nel fascino del paesaggio nordico: «Mi sembrava di sentire gli alberi chiacchierare tra loro»; «Durante una limpida notte di gelo una striscia candida come il latte attraversò il cielo. Era la via Lattea.»; «Ascoltavo l’ululato del freddo e il mormorio dell’universo. Guardavo il cielo a sud. L’aurora boreale era un caleidoscopio di colori….»; (pp. 38, 152, 156).

Altri punti emersi nella discussione: il rapporto difficile della protagonista con la madre, dalla quale non si si sente accettata, una madre che preferisce la vita di città a quella di campagna in cui si è trovata a vivere; il racconto dell’esodo quasi biblico di esseri umani e animali dalla Lapponia alla Svezia può sembrare un po’ lungo ad alcuni mentre altri sentono di vivere in presa diretta le difficoltà dell’impresa; durante il percorso non mancano momenti difficili, drammatici,  toccanti, raccontati con una prosa priva di sentimentalismo; la constatazione che su entrambe le sponde del fiume, che divide Svezia e Finlandia, si parla la stessa lingua fa riflettere sull’aspetto aleatorio dei confini, tema quanto mai attuale in un’epoca di migrazioni come la nostra; la guerra vista con gli occhi degli sfollati («Chissà com’è vivere in un Paese dove gli uomini non devono andare in guerra.» (p. 57). 

       

Nessun commento:

Posta un commento