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Jørn Riel, Prima di domani, traduzione di José Maria Ferrer, postfazione di Davide Sapienza, Iperborea, Milano 2009.

Siamo nel nord della Groenlandia verso 1860. Ninioq è una anziana donna inuit, il cui figlio è un grande capo e abile pescatore. Sente che la sua vita è sul punto di concludersi, che ben presto andrà ad esporsi sola sul ghiaccio per morire con dignità. Pensa alla sua fine con serenità perché ha avuto una vita soddisfacente e piena di amore. Eppure una sottile angoscia viene a disturbare la sua serenità, un sentimento che non sa definire ma che la disturba. Quando alla fine dell’estate, dopo una pesca quasi miracolosa, viene il momento di far seccare il pesce sulla piccola isola di Neqe, Ninioq sfrutta l’occasione per ritirarsi in solitudine e riflettere. Ma Manik, il nipote preferito, insiste per accompagnarla. A tempo debito verranno a riprenderli. Una bella responsabilità per Ninioq, che durante la loro permanenza sulla piccola isola trasmette a Manik le tradizioni e le leggende della tribù. Il tempo passa e nessuno della tribù viene a riprenderli. Come mai?

Un racconto intenso e semplice allo stesso tempo, che parla di vita e di morte, di destino, dell’ambiente difficile in cui questo gruppo umano vive, una storia in cui mito e poesia si intrecciano. Prima di domani è uno di quei rari romanzi i cui personaggi continuano ad essere con noi ben oltre l'ultima pagina.

Jørn Riel, nato nel 1931 a Odense, è uno degli scrittori danesi più amati in patria. Affascinato dai diari di viaggio degli esploratori Knud Rasmussen e Peter Freuchen ha vissuto 16 anni in Groenlandia al seguito di una spedizione scientifica. In seguito ha vissuto tra la Nuova Guinea e l’Europa per stabilirsi poi in Malesia,"giusto per scongelarmi", amava dire, ed è in Malesia che è deceduto nell’agosto 2023.

Da quel mondo di ghiaccio e di  aurore boreali sono nati una ventina di libri, alcuni dei quali dedicati alla nipote groenlandese. Il suo lavoro è caratterizzato da una meticolosa precisione etnologica e da un profondo apprezzamento per lo stile di vita Inuit, fondato su lealtà, tolleranza e rispetto per la natura. Ha ricevuto nel ’94 il Premio dei Librai Danesi come autore dell’anno e nel ’98 il Premio della Letteratura Nordica in Francia. Interessante la Postfazione di Davide Sapienza.     

Dal romanzo di Riel le registe inuit canadesi Marie-Hélène Cousineau e Madeline Piujuq Ivalu  hanno ricavato nel 2009 il film “Before tomorrow”, ultimo capitolo della trilogia iniziata con “Atanarjuat: The Legend of the Fast Man” (2001) e “The Journals of Knud Rasmussen” (2006). In lingua Inuktitut con sottotitoli in inglese e francese.

Il libro è piaciuto ed è stato apprezzato da tutto il gruppo. C’è chi è rimasto colpito dal modo in cui l’autore è riuscito a raccontare le vicende facendoci entrare nella psicologia e nella visione del mondo dell’anziana nonna. Riel riesce a far calare il lettore in un mondo a noi molto lontano e nella sensibilità di un personaggio femminile che ha in comune con qualunque donna la cura e la tenerezza verso il nipote, ma che ha poi tratti caratteristici di un popolo che ha dovuto misurarsi con un ambiente ostile anche se di grande bellezza; ci mostra la capacità di fare scelte che sono per noi quasi incomprensibili, il coraggio di fronte a difficoltà estreme, la fierezza e l’orgoglio delle proprie usanze.

C’é il tema del cambiamento che Ninioq avverte intorno a sé (le renne, ad esempio, che non ci sono più) e dello stupore di fronte all’uomo bianco, reso con poche parole ma con estrema efficacia. Qualcuno ha sottolineato il  modo di vivere la natura dei protagonisti: non la sentono avversa e riescono a vivere in armonia con essa. Altri hanno ricordato che gli Inuit, anche quelli della parte canadese, hanno dovuto far fronte all’impatto del colonialismo bianco, che ha sconvolto le loro vite, subendo trattamenti analoghi a quelli subiti dai popoli nativi dell’America Latina o dell’Australia, come la sterilizzazione delle donne, il rapimento dei bambini allo scopo di renderli “civilizzati”. 

Quasi tutti nel gruppo ignoravano la storia e la cultura inuit e i problemi più recenti: il libro e il materiale trasmesso dalla coordinatrice sono stati preziosi per cominciare a conoscerli.

 

 

Il dialogo è stato molto ricco, con riferimenti ad altri libri letti, come ad esempio Lo strano duello, dello stesso Riel, Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo di Stefan Zweigche è il ritratto di una generazione e di un’epoca, un racconto del cambiamento della vita e dei costumi attraverso due guerre mondiali. Sono stati evocati Accabadora di Murgia, che in sardo è colei che finisce, il suo è il gesto amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi; La bambina di Mariella Mehr di etnia jenisch, popolazione nomade europea, dopo i Rom ed i Sinti; Kukun di Michel Jean, nato in Québec, che narra la storia della sua bisnonna Almanda Siméon, un’orfana cresciuta in una fattoria di coloni francesi, che si innamora di Thomas, un innu, lo segue  e impara a essere tutt’uno con la natura, finché i coloni bianchi non distruggono il loro mondo. Infine viene ricordato un articolo di Repubblica del 6 dicembre 2025 dal titolo La mia vita tra gli inuit, ho esplorato il mondo ma adesso sono pentito, intervista a Robert Peroni che vive da quaranta anni in Groenlandia.

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